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Palla Mancata |
ANNO XXVI - NUMERO 4 25 APRILE 2026 |
| Notiziario quasi serio su quello che riguarda, non riguarda o potrebbe riguardare il softball, e non solo, a Caronno Pertusella e dintorni | ||
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PRIMO DERBY DELLA VARESINA |
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CHI, COME, DOVE E PERCHÉ |
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È L'ANNO DEI SEI DERBY |
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"Derby della Varesina" è un titolo classico di PM. Abbiamo calcolato le distanze tra i campi, più vicino Saronno, ma più lineare Bollate sull'asse della ex statale 233, la Varesina. la stagione 2026 (ri)propone ben sei di queste sfide, oltre alle classiche si aggiunge New Bollate e quest'anno la sfida con le giovani bollatesi si preannuncia tutt'altro che scontata. Tutto ciò testimonia la vitalità del softball lombardo, anche considerando il numero di atlete del proprio vivaio che complessivamente vengono messe in campo dalle tre squadre lombarde. E aggiungerei, fatto non trascurabile, che tutte e tre hanno in campo una seconda squadra in Serie B. Bollate e Saronno fuori classifica, Caronno con la casacca di Bovisio e in classifica. Della Serie B parleremo più diffusamente in una prossima occasione. *** La polemica interna è intrinseca a PM, a volte con note che il presunto editor appiccica agli articoli degli altri, a volte come (forse indebito) commento agli articoli, visto vengono visti prima della pubblicazione. Veniamo all'articolo qui sotto di Singolo A. A proposito di classificatori (categoria alla quale pure appartiene il sottoscritto), viene a volte proposta questa litania: chi sa fare gioca, chi non sa giocare allena, chi non sa allenare fa l'arbitro, chi non sa arbitrare fa il classificatore (verrebbe da aggiungere, chi non sa fare il classificatore fa l'opinionista, ma tant'é). Se la litania è corretta va da sé che più si va avanti nella scaletta e più vi è la tentazione di trasformare la categoria di competenza in "setta". Ciò per evidenti ragioni di auto-protezione e poi, escludendo l'ordinamento delle elezioni federali, lo sport non è il luogo della democrazia, quindi un certo spirito settario, che non accetta sovraordinamenti e non vuole essere giudicato ci può anche stare. Una setta ha regole che non vengono messe in discussione, molto spesso incomprensibili a non adepti, dei rituali esoterici e l'impenetrabilità verso agenti esterni. Direi che i classificatori queste caratteristiche ce le hanno tutte o quasi. Ciò detto, veniamo al titolo, che prende in esame il termine caos. È appena uscito un interessante libro scritto da Massimo Cacciari e Roberto Esposito proprio intitolato Kaos (ed. Il Mulino). Nella presentazione che gli autori hanno fatto, l'analisi del titolo ha costituito un elemento chiave per la comprensione del contenuto del libro. Spesso a caos si attribuisce il significato di confusione, ci sembra che questa sia l'accezione preferita da Singolo A nel suo articolo. Tuttavia il significato più corretto dovrebbe essere "vuoto". Il caos è ciò che precede la creazione, è il nulla a cui viene data una forma. Confusione invece rimanda più all'entropia, come ultimo stadio fisico della realtà, piuttosto che a quello primigenio. Naturalmente commenti "are welcomed". |
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Personaggio della settimana: Sara Brugnoli, già 4 fuoricampo. |
| FERO, FERS, TULI, LATUM, FERRE |
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TRASFORMARE IL
CAOS |
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Fra gli ufficiali di gara, la categoria che conosco meglio è quella dei classificatori. Qualche decennio fa i classificatori erano prevalentemente dei gaudenti, con qualche eccezione improntata a una (forse eccessiva) serietà. Il box dei classificatori, quando c’era, era spesso vicino alle postazioni riservate ai giornalisti e questa vicinanza portava a scambi di battute per tutta la durata delle partite: l’ilarità dilagava ed è anche successo che un classificatore rovesciasse sui ruolini un bicchierone contenente una bevanda non propriamente analcolica. Ma è da capire: “Non si riesce a classificare la terza partita di baseball in un weekend rimanendo sobri”. Sull’attività dei classificatori fiorisce una ricca aneddotica. Una volta capitò un’azione talmente assurda da sfidare le leggi della fisica: bunt sbagliato, tre errori consecutivi, un corridore che decide di fare sightseeing tra la seconda e la terza. Il classificatore, dopo aver tentato invano di trovare una combinazione plausibile tra i vari simboli, scrisse sul foglio: “Azione non classificabile. Punto assegnato per sopravvivenza.” Negli Stati Uniti gli episodi si moltiplicano. Battuta lenta verso l’interbase. Il difensore la guarda. La palla lo guarda. Nessuno dei due sembra intenzionato a muoversi. Il classificatore assegna un errore. Il manager urla: “Ma non l’ha nemmeno toccata!”. Risposta del classificatore: “Appunto.” E all’interbase, che si lamentava: “Se la palla ti passa vicino e tu non la prendi, è un errore. Non è filosofia, è scoring.” I classificatori, che non possono permettersi di distrarsi, vivono in un mondo tutto loro: fatto di sigle, decisioni impossibili, allenatori che protestano e giocatori convinti che un errore non sia mai un errore. Ma soprattutto vivono di ironia, l’unico strumento che permette loro di sopravvivere a un triplo errore su una rimbalzante lenta o a un corridore che decide di fare il giro del diamante in senso orario.
Non sono solo tecnici
del dato, ma osservatori privilegiati dell’assurdo, del comico e
dell’imprevedibile che il baseball e il softball sanno regalare.
Dietro ogni numero c’è una storia, e dietro ogni storia c’è qualcuno
che ha dovuto decidere come raccontarla. Durante la partita il classificatore deve mantenere un’attenzione degna di un notaio svizzero, ma dentro di sé vive un carnevale permanente fatto di errori improbabili, corridori creativi e tecnici convinti che la statistica sia un’opinione. Trasformare il caos in ordine, ma senza mai perdere il gusto per l’ironia. Il bello del loro lavoro è questo. “Anche oggi abbiamo trasformato il caos in statistica.” |
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| TRA CURVE E PARABOLE |
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QUANDO LA FISICA
SCENDE IN CAMPO - IL PRIMA BASE |
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Prosegue il nostro viaggio alla scoperta della fisica nel softball: un percorso che ci porta sempre più dentro il gioco, dove ogni gesto tecnico è guidato – spesso senza che ce ne rendiamo conto – da principi scientifici ben precisi. Spostiamo oggi l’attenzione su una figura chiave della difesa: il prima base, punto di arrivo di moltissime azioni e garanzia di sicurezza per tutta la squadra. È lei che deve trasformare un tiro, a volte imperfetto, in un out preciso e puntuale. Quando riceve la palla, entrano in gioco velocità, traiettoria e capacità di adattamento. Il prima base deve coordinare i movimenti del corpo con quelli del guanto, scegliendo il timing giusto per intercettare il tiro senza perderne il controllo. Anche qui ritroviamo principi come la conservazione della quantità di moto: “ammorbidire” la presa, accompagnando leggermente la palla, permette di gestire meglio l’energia dell’impatto ed evitare errori. Un altro elemento fondamentale è il posizionamento del piede sulla base. Sembra un dettaglio, ma è un perfetto esempio di equilibrio e geometria: bisogna mantenere il contatto con il sacchetto mentre si estende il corpo verso la traiettoria della palla, creando una sorta di “ponte” tra il tiro e la base. Angoli, distanze e coordinazione diventano decisivi per arrivare un attimo prima della corridora. Può capitare, nella dinamica del gioco, che il tiro dalla difesa sia impreciso: il prima base deve reagire rapidamente, modificando la propria posizione nello spazio, prevedendo ed intercettando la traiettoria con prestazioni da ginnasta. E poi c’è l’intesa con le compagne: capire da dove arriva il tiro, anticiparne la forza e la direzione, scegliere se restare in posizione o uscire dalla base. È un equilibrio continuo tra tecnica, fisica e lettura del gioco. Alla fine, anche per il prima base, l’esperienza fa la differenza: quella capacità di “sentire” l’azione prima ancora che si compia. Perché in questo ruolo non si tratta solo di prendere la palla, ma di trasformare ogni movimento in un gesto preciso, efficace e – perché no – perfettamente in linea con le leggi della fisica. |
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| TRA
SPEAKER E SCORER
(Dialoghi
tra sordi) di DOX |
Speaker’s corner Si chiama così l’angolo di Hyde Park in Londra dove chiunque, salito su una sedia o anche solo su una cassetta vuota della frutta può tenere discorsi sparandole grosse quanto vuole. Questo è anche il compito dello speaker di Caronno. |
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COSA SUCCEDE? |
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Non ci sono più le stagioni, lamentano i vecchietti (quorum ego, anzi nos). In A1 non ci sono più partite facili. Questa settimana solo il New Bollate è andato via facile, rifilando 16 valide al Collecchio e lasciandolo a zero segnature. Tutte le altre gare sono state molto combattute, nessun risultato scontato. Cominciamo dal Rovigo, asfaltato dal New Bollate lo scorso sabato e che avrebbe dovuto fare la stessa fine sotto Saronno. Invece vince la prima grazie a tre errori della difesa lombarda e Toniolo passa i 150 lanci, fa 13 K, scende a 5,12 di PGL ma il suo attacco non produce abbastanza. E anche la seconda è una fatica notevole, vinta grazie ad una ottima Avery da 0,98. A Pianoro non scende in campo Desii (problemi ?) e Forlì dilaga con 11 valide, mentre Cacciamani mantiene un eccellente 1,11. Nella seconda Forlì non batte più e perde di un punto in overtime. Ricordiamo “en passant” che a Rovigo e Pianoro si gioca con la Wilson, e nonostante i line-up di Saronno, Forlì e Pianoro siano zeppi di fortissime battitrici, al massimo abbiamo avuto un triplo. E invece sui campi Teammate siamo già a 35 homer, di cui tre a Caronno. A Bollate Bigatton vince facile la prima con 0,60 di PGL, ma nella seconda Bollate al settimo è sotto 3-1. E proprio Bigatton, come sempre nel momento decisivo, mette giù un bunt valido che dà il via alla vittoria di un pelo. Anche a Caronno nulla di facile, Macerata come previsto invece di fare una caterva di errori, come ha fatto fin'ora, non sbaglia niente, e resta in partita fino all’ultimo, grazie anche al fatto di aver giocato una sola palla a terra (un bunt) e ben 13 out al volo. Per fortuna volanti sono anche le 19 valide di cui 3 HR che permettono alla Rhea di portare a casa una preziosa doppietta. Correggiamo quindi l’articolo FIBS che conta erroneamente solo gli strike: i lanci totali di Luconi sono 188 e quelli di Rusconi 200 tondi. Ci godiamo quindi per ora il secondo posto in classifica con Forlì e siamo a +1 su Pianoro e +2 su New Bollate (da tenere d’occhio!). Guardiamo a occhi spalancati la media battuta di squadra: Bollate 346, Caronno 342 e Forlì 321. Poi, quasi non ci credo, ma siamo primi negli arrivi in base (997), negli sluggers (549), negli homer (7) e nelle basi ball ricevute (40). E anche qui (!) Brugnoli è prima negli sluggers (1043), negli RBI (14) e negli HR (4). Sheldon prima nei punti (13) e terza nelle valide (13). Edwards prima nelle BB (12) e quarta negli arrivi (593). Denia Moreno prima nei bunt (4) e Lozada seconda in battuta (545). Ma quando mai? Vediamo nei prossimi turni, veramente impegnativi, qual è il vero valore di Caronno, a partire dal prossimo incontro con Bollate. |
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