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Palla Mancata |
ANNO XXVI - NUMERO 6 9 MAGGIO 2026 |
| Notiziario quasi serio su quello che riguarda, non riguarda o potrebbe riguardare il softball, e non solo, a Caronno Pertusella e dintorni | ||
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TURNO DIFFICILE |
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CHI, COME, DOVE E PERCHÉ |
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STATISTICHE |
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Se parliamo di battitori subito si va alla media battuta. Al di là della recente introduzione di altre metriche (OBP e OPS) la AVG è la statistica classica che tutti comprendono e che individua il rendimento in attacco. È una media, quindi il rapporto tra il numero di occorrenze positive e il numero di tentativi:
Poi è tradizione del baseball e del softball indicarla in millesimi, ovvero moltiplicare il risultato del rapporto per 1000, ma la sostanza non cambia. Matematicamente un rapporto tra due numeri si può sempre fare, beninteso se il denominatore è diverso da zero, d'altra parte quale interesse ci sarebbe a calcolare la media battuta di un giocatore che non è mai andato in battuta? Anche qui, a essere precisi, il nostro battitore potrebbe essere andato a battere ricevendo basi ball, essendo colpito, facendo solo bunt o volate di sacrificio... ma in questi casi comunque non potremmo giudicarlo come battitore perché mai si è realmente cimentato contro i lanciatori. Denominatore a parte, un rapporto si può sempre fare, ma sono davvero paragonabili due medie battute pari a 500 (valore stratosferico), il primo dovuto a 1 valida su 2 turni e il secondo a 20 valide su 40 turni? Ovviamente no, anche se il risultato numerico della media è lo stesso. Ciò che anche intuitivamente differenzia i due casi è la rilevanza statistica, ovvero quanto il numero rappresenti effettivamente il "valore" del battitore (*). Nel linguaggio statistico il numero di turni alla battuta esaminato in un certo momento della stagione è un campione della popolazione rappresentata da tutti (gli infiniti) turni alla battuta possibili per quel battitore. La domanda infatti (**) è: se un battitore ha in questo momento una media battuta pari a Â, quale intervallo comprenderà, con una probabilità del 95%, il "vero" valore della sua media battuta? L'intervallo (si definisce come intervallo di confidenza) che risponde alla domanda precedente è tanto più ampio quanto è piccolo il campione (numero di turni alla battuta, o AB) e si stringe al crescere di esso. Facciamo qualche esempio. Dopo 10 turni alla battuta la media è pari a 400 (4 valide su 10 turni), quale intervallo comprenderà con probabilità del 95% i valore vero? Risposta: esso sarà compreso tra 96 e 703, come vedete tutto può ancora succedere e la media in quel momento non è così significativa. Resta pur vero che il battitore ha ottenuto 4 valide su 10 turni, ma basterebbe poco per cambiare le cose in modo significativo. Ammettiamo ora che i turni siano 24, in questo caso l'intervallo di confidenza andrebbe da 204 a 596, stringendosi notevolmente rispetto a prima, per effetto del maggior numero di turni (dimensione del campione). E se i turni fossero 40 l'intervallo andrebbe da 248 a 551. Come si vede la media campionaria è sempre la stessa (400), ma col crescere del campione diminuisce l'incertezza sul "valore vero". Perché tutto questo ragionamento? Stiamo seguendo con attenzione una nostra giovane atleta che sta facendo molto bene in battuta, l'avrete capito, parliamo di Irene Viola. Attualmente la sua media è un po' superiore a 400, ma i turni non sono moltissimi. Intanto ci complimentiamo per la costanza nel piazzare la valida e la seguiamo con interesse anche con un occhio all'intervallo di confidenza della sua media battuta. (*) Mettiamo le virgolette sapendo che i sabermetrici avrebbero da obiettare, e qui - almeno al momento - si vogliono evitare polemiche. (**) Qui consideriamo solo gli aspetti statistici del problema e non quelli sportivi, spesso anche più rilevanti. |
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Personaggio della settimana: Sara Brugnoli in testa alla classifica dei fuori campo (6). |
| FERO, FERS, TULI, LATUM, FERRE |
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E POI VENNE
COMISKEY |
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150 anni fa il prima base giocava in prima. Nel senso che giocava vicino alla linea o addirittura rimanendo incollato al sacchetto. Rimaneva fermo sulla base o subito dietro di essa, raramente lasciandola per prendere le palle a terra, concentrandosi sul toccare i corridori o prendere i tiri dei compagni. Tiri che dovevano essere precisi, perché il prima base non si staccava dal sacchetto per prendere i cosiddetti “tiri pazzi”. Inconcepibile, per chi ha sempre visto i difensori di prima giocare dome si gioca oggi. E poi venne Comiskey. Charles Comiskey aveva iniziato la sua carriera come lanciatore, spostandosi poi in prima per problemi al braccio. In seguito diventò manager a St. Louis, Chicago e Cincinnati fino a diventare proprietario dei Chicago White Sox dal 1900 al 1931. Giocando in prima nella squadra di Dubuque, fu il primo a giocare senza rimanere perennemente in contatto con la base, posizionandosi più indietro e più a destra per gestire le battute verso il campo esterno destro, trasformando il gioco difensivo in quella posizione. “Incredibile. Mai visto. Non è baseball questo. Non si può giocare in quella posizione”. Di questo tono erano i commenti dei tifosi e degli addetti ai lavori quando Comiskey iniziò a giocare in questo modo. E lo stupore crebbe quando lo videro andare a raccogliere una rimbalzante e poi fare qualche passo per toccare il sacchetto prima dell’arrivo del battitore, completando da solo l’eliminazione. Ma non era ancora tutto. Comiskey inventò quello che è stato chiamato "Dubuque Freight Yards": su una rimbalzante fra prima e seconda base, Comiskey andava a caccia della pallina e dopo averla presa la tirava verso la prima base, dove si era spostato il lanciatore. Tutti rimanevano a bocca aperta. “Ma il prima base dove è andato a prendere quella palla? Cosa ci fa il lanciatore in prima?”
L'idea era
rivoluzionaria: il prima base non era più un semplice punto di
arrivo ma copriva una parte di terreno impedendo che semplici
battute verso destra diventassero dei singoli. Le novità, le innovazioni sono spesso difficili da accettare, ma quando si vede che funzionano … |
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| TRA
SPEAKER E SCORER
(Dialoghi
tra sordi) di DOX |
Speaker’s corner Si chiama così l’angolo di Hyde Park in Londra dove chiunque, salito su una sedia o anche solo su una cassetta vuota della frutta può tenere discorsi sparandole grosse quanto vuole. Questo è anche il compito dello speaker di Caronno. |
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ROTTA LA MALEDIZIONE |
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Finalmente ce l’ha fatta.
Una Wilson è riuscita nell’impresa di scavalcare la recinzione.
Ma non siamo ancora a metà
stagione, non vi sembrano un po’ troppi 63 homer? Qualcuno è più tecnico di me e può spiegare il motivo di quel 62-1? Si attendono risposte. Anche perché, a parte i costi e la facilità di approvvigionamento, può diventare interessante scegliere la palla più adatta alla propria squadra. *** Intanto il campionato è sempre molto incerto. A parte Bollate già in fuga, le altre quattro squadre che seguono sono molto vicine, un paio di partite che girano bene o male e sei nei play-off o sei fuori.
Caronno ha affrontato un
New Bollate con uguale media battuta e pari statistiche. Dovevano essere
due partite tiratissime e incerte, invece due facili vittorie di
Caronno. Lo vediamo subito, le bollatesi potrebbero farci il favore di fare lo sgambetto a Saronno, grazie ad una forte Kortokrax (che non ha la più pallida idea da dove venga il suo nome, se non una vaga reminiscenza germanica). Caronno ha alcune partite difficili, a partire dalla prossima con Forlì, ma siamo in grado di giocarcela alla pari con tutte, vediamo cosa succede. Un po' di fortuna (leggi battuta in mezzo o invece centra il birillo) potrebbe farci comodo, a Pianoro ci è girata contro, sarebbe d’uopo l’opposto. La prossima è una giornata in cui spiccano appunto Forlì-Caronno e in coda un drammatico Castelfranco-Collecchio, dove nessuno può perderle entrambe. |
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