|
|
Palla Mancata |
ANNO XXVI - NUMERO 7 16 MAGGIO 2026 |
| Notiziario quasi serio su quello che riguarda, non riguarda o potrebbe riguardare il softball, e non solo, a Caronno Pertusella e dintorni | ||
|
DERBY, SEMPRE DERBY |
|
CHI, COME, DOVE E PERCHÉ |
|
STATISTICHE - SECONDA PARTE |
|
Non appena pubblicato l'articolo precedente iniziano a venire i dubbi. In questi casi, come avrebbe detto il nostro professore al liceo, occorre metaforicamente "tornare a Kant" (zurück zu Kant!"), ovvero ripassare i principi. E allora guardiamo le definizioni. Per Wikipedia la statistica è una scienza che ha come scopo lo studio quantitativo e qualitativo di un particolare fenomeno collettivo in condizioni di incertezza o non determinismo (e qui i dubbi tendono a rafforzarsi). Per il dizionario Treccani (semplificando) è la scienza che ha per oggetto lo studio dei fenomeni collettivi suscettibili di misurazione e di descrizione quantitativa . Basandosi sulla raccolta di un grande numero di dati inerenti ai fenomeni in esame, e partendo da ipotesi più o meno direttamente suggerite dall’esperienza o da analogie con altri fenomeni già noti, mediante l’applicazione di metodi matematici fondati sul calcolo delle probabilità, si perviene alla formulazione di leggi di media che governano tali fenomeni, dette leggi statistiche (qui un po' ci rinfranchiamo). Le due definizioni hanno un punto nel quale differiscono: per W. è decisiva la condizione di incertezza, escludendo il determinismo, per T. sembra prevalere la necessità di avere una gran mole di dati, e l'interesse è per la media (naturalmente anche per la sua variabilità). Per noi, che trattiamo di softball (eventualmente di baseball) le statistiche sono in effetti delle medie e, in particolare, delle medie aritmetiche (calcolate sommando tutti i valori a disposizione e dividendo il risultato per il numero complessivo dei dati). Primo dubbio: siamo sicuri di essere lontani dal determinismo? E se sì, in quale misura? Facciamo due esempi. Se tiro i dadi ogni risultato è casuale, ogni tiro non ha memoria dei tiri precedenti. Se i dadi non sono perfetti la media dei risultati sarà sbilanciata verso qualche faccia, quindi la statistica non sarà uniforme, ma una volta attribuite le varie probabilità ad ogni numero restiamo nel campo degli eventi casuali, e se fuori piove o c'è il sole importa poco. Ma se c'è un battitore che affronta un lanciatore, vi è la conoscenza reciproca, la memoria di quando si sono affrontati precedentemente, entrambi si allenano per migliorarsi, hanno allenatori che li consigliano, ... la casualità assume un ruolo assai ridotto. Certo, il battitore non sceglie dove esattamente battere, quindi un potente line drive che finisce nel guanto del seconda base, fosse stato spostato anche di poco era una valida. Ma la casualità si concentra in queste situazioni tutto sommato marginali. Anche uno strumento di misura ha la sua variabilità e possiamo definirne la precisione, ma il risultato oscilla in un intorno stretto della media. Queste riflessioni portano a dire che l'applicazione dell'intervallo di confidenza all'analisi della media battuta (o altro analogo parametro) è molto probabilmente una forzatura. La "veridicità" di una media battuta si raggiunge dopo un numero di trial (il termine tecnico per tentativi in statistica, ovvero di turni alla battuta, ben inferiore a quanti richiederebbe un fenomeno completamente casuale. Interessante sarebbe, piuttosto, l'analisi dell'andamento nel tempo della media, per stabilire la persistenza dello "stato di forma", che tende a descrivere il fenomeno in termini deterministici. Ciò ci consola, anche se non giochiamo 162 partite come in MLB, il centinaio o più di turni alla battuta che caratterizzano il campionato di A1, per le atlete che giocano regolarmente, dovrebbe essere un numero più che adeguato per guardare alla media battuta (o altro parametro) come a un valore veramente rappresentativo. |
|
|
|
Personaggi della settimana: Melany Sheldon e Chiara Rusconi, convocate in nazionale. |
| FERO, FERS, TULI, LATUM, FERRE |
![]() |
|
SOFTBALL E VITA
REALE |
|
|
Il softball, con le sue azioni a volte frenetiche e con lo spirito di squadra, rispecchia in modo sorprendente l'imprevedibilità e le esigenze della vita reale. Alla base, tutto ruota attorno all'incontro tra preparazione e opportunità. Proprio come un battitore entra nel box di battuta dopo numerose sedute di allenamento, analizzando i lanci e perfezionando lo swing, la vita ci impone di prepararci alle sfide. Studiamo per un colloquio di lavoro o risparmiamo per un acquisto importante, proprio come ci si riscalda nel bullpen. Ma quando arriva il momento decisivo – una promozione inaspettata o un'improvvisa battuta d'arresto – il successo dipende dalla capacità di adattamento. Il softball insegna che pensare troppo su una palla veloce porta a uno strike, proprio come nella vita reale l'esitazione può costare delle opportunità. Il lavoro di squadra rappresenta un'altra fondamentale analogia. Nessuna giocatrice vince da sola; il guantone dell'interbase può salvare la lanciatrice da una situazione pericolosa, così come i colleghi possono coprire le nostre debolezze in un progetto di gruppo. Le "partite" della vita richiedono collaborazione (*): il sostegno della famiglia nei momenti difficili o il networking per avanzare nella carriera. Gli errori capitano, come le incomprensioni sul lavoro, ma la responsabilità e l'incoraggiamento ricostruiscono la fiducia. Gli applausi dalla panchina nel softball ci ricordano che la positività alimenta le vittorie collettive, una lezione applicabile al morale in ufficio. La resilienza brilla di più in mezzo al fallimento. Gli strikeout e le eliminazioni fanno male, eppure le migliori battitrici hanno un tasso di fallimento (**) del 60-70%. La vita reale è parallela a questo: i rifiuti negli appuntamenti, la perdita del lavoro o le imprese fallite mettono alla prova la resistenza. Il softball infonde grinta; ci si rialza dopo un'eliminazione e si ricomincia, e questa mentalità aiuta nella vita reale, favorendo la perseveranza. Basi piene, due eliminati: il cuore batte forte, ma la concentrazione vince i campionati. I momenti cruciali della vita, come parlare in pubblico o affrontare le crisi genitoriali, richiedono la stessa compostezza. Nel softball, il conteggio delle eliminazioni simula le scadenze, insegnandoci a stabilire le priorità sotto pressione.
A livello mentale, il
softball affina la concentrazione e la fiducia in se stessi; una
battuta vincente si traduce in decisioni più audaci in altri ambiti.
A livello sociale, crea legami: i campionati combattono
l'isolamento, un aspetto fondamentale nella nostra era digitale. In definitiva, il softball non è solo un gioco; è il campo di allenamento della vita: i fallimenti ti affinano, i compagni di squadra ti sostengono, i successi confermano la tua crescita. (*) Su altra scala e contesto il concetto è simile a quello espresso da Mario Draghi in occasione del ricevimento del premio europeo intitolato a Carlo Magno. Il discorso integrale (**) Useremmo un altro termine, il termine fallimento ci pare forzato, e lo sconsigliamo quando si parla di sport. Nello sport, ad esclusione di quando si gareggia contro il tempo, si è sempre in due o più. La bravura di uno dei contendenti non può essere assimilata al fallimento dell'altro. La ciambella che non viene con il buco potrebbe essere dovuta alla scarsa capacità del cuoco, ma una battuta presa al volo all'esterno è un processo ben più complesso: il ricevitore che chiama il lancio, il lanciatore che lo esegue, l'esterno che prende la palla al volo, magari con una prodezza. La battuta è un gesto tecnico difficile, ha una sua intrinseca probabilità di riuscita, proprio per la difficoltà, anche visti gli innumerevoli parametri che ne determinano il risultato. I battitori di MLB sono tra gli atleti migliori in assoluto, nel 2024 la media battuta generale delle leghe maggiori è stata 243. Se i migliori al mondo fanno una valida mediamente ogni (poco più di) quattro turni non si può certo pensare che quando sono eliminati hanno fallito. Sconfitta, inevitabile quando non esiste il pareggio, e fallimento non sono sinonimi. |
| TRA CURVE E PARABOLE |
![]() |
|
QUANDO LA FISICA SCENDE IN CAMPO
- IL CUORE DELL'INFIELD |
|
|
Nel softball, ogni ruolo dell’infield richiede capacità tecniche specifiche, ma seconda base e interbase rappresentano probabilmente la combinazione più evidente tra rapidità, coordinazione e lettura del gioco. Pur lavorando in stretta sintonia, queste due giocatrici interpretano la fisica del movimento in modo diverso, adattandosi a compiti e spazi differenti del campo. La seconda base è il punto di equilibrio tra velocità di esecuzione e continuità dell’azione. Deve essere estremamente reattiva, soprattutto sulle battute centrali e nelle situazioni di doppio gioco. I suoi movimenti sono spesso rapidi, compatti e continui: raccogliere la pallina in corsa, trasferire il peso del corpo e completare il tiro verso la prima base in pochi istanti richiede grande coordinazione dinamica. In questo ruolo il baricentro basso diventa fondamentale per mantenere stabilità durante cambi di direzione improvvisi, mentre la capacità di “accompagnare” la pallina con il guanto aiuta ad assorbirne l’energia e velocizzare la giocata successiva. L’interbase, invece, lavora su spazi più ampi e su azioni che richiedono maggiore esplosività atletica. È spesso chiamata a intervenire su battute profonde o veloci, effettuando movimenti laterali più estesi e tiri di maggiore potenza. Dal punto di vista fisico, entra maggiormente in gioco la capacità di generare forza: il trasferimento di energia dal terreno al tronco e infine il braccio diventa essenziale per effettuare tiri lunghi e precisi anche in equilibrio precario. Per questo motivo l’interbase combina rapidità e potenza, dovendo mantenere precisione anche dopo arresti bruschi, scivolate o rotazioni del corpo molto accentuate. Le differenze emergono chiaramente anche nelle doppie eliminazioni. Il seconda base privilegia velocità e fluidità vicino al cuscino, con movimenti brevi e rapidi per liberarsi velocemente al tiro. L’interbase, invece, sfrutta spesso maggiore estensione e forza del braccio per completare l’azione anche da posizioni più lontane o difficili. Entrambe devono coordinarsi perfettamente, ma con caratteristiche biomeccaniche differenti: più compattezza e rapidità per il seconda base, più ampiezza ed esplosività per l’interbase. Anche la lettura del gioco cambia. Il seconda base deve interpretare rapidamente traiettorie corte, rimbalzi e coperture, mantenendo continuità nei movimenti e comunicazione costante con le compagne. L’interbase, invece, è spesso la leader dell’infield: osserva l’intero sviluppo dell’azione, gestisce priorità difensive e prende decisioni in tempi minimi, unendo visione tattica e capacità atletica. In entrambe le posizioni, però, la fisica resta protagonista. Equilibrio, accelerazione, trasferimento della quantità di moto e gestione delle traiettorie guidano ogni gesto tecnico. Cambiano gli spazi, cambiano i movimenti, ma l’obiettivo rimane lo stesso: trasformare velocità, precisione e coordinazione in un’azione difensiva efficace. |
|
|
| TRA
SPEAKER E SCORER
(Dialoghi
tra sordi) di DOX |
Speaker’s corner Si chiama così l’angolo di Hyde Park in Londra dove chiunque, salito su una sedia o anche solo su una cassetta vuota della frutta può tenere discorsi sparandole grosse quanto vuole. Questo è anche il compito dello speaker di Caronno. |
|
PENNA SECCA |
|
|
L’editor mi sollecita l’articolo, e il ricordo va a quando ho già usato questo termine, in altre occasioni. Allora perché stanco di ripetere le stesse cose inutilmente, oggi per carenza di spunti. Il campionato sta scorrendo via tranquillo, non ci sono per ora problemi su cui discutere. Nonostante le partite siano tutte molto equilibrate, e ogni settimana riserva qualche sorpresa, alla fine la situazione è sempre la stessa. Bollate e Forlì alla finale, e poi tre squadre per due posti nei play-off come sempre negli ultimi anni. Saronno è partito male, con i giocatori contati e Toniolo fuori forma. Oggi è ritornato al solito livello, e nelle due prossime partite si gioca la stagione. Affronta Caronno e Pianoro, con due pareggi rimane tutto in sospeso, ma in caso di quattro vittorie o sconfitte si decide se entra o meno nelle finali. Fare pronostici è impossibile, tutte le squadre hanno alternato facili vittorie e inspiegabili sconfitte. Fra due settimane vedremo meglio la situazione. Intanto siamo già a 68-leggasi sessantotto-fuoricampo. Sono davvero eccessivi,saremo a fine stagione verso i duecento, e le squadre potranno fare a meno degli esterni. Qualcuno potrebbe cominciare a fare lo shift come in Major League, da noi un esterno in meno e un interno in più. Lì dopo qualche anno lo hanno proibito, da noi potrebbe durare in eterno. Intanto non capisco come si possano lasciare gli esterni lontanissimi quando in terza c’è il punto che chiude la partita. Con meno di due out, se anche la prendi al volo il corridore segna e la partita è finita. Devi mettere gli esterni più chiusi che puoi, al limite dell’erba, perché devono fare l’out a casa. Eppure ho già visto quest'anno almeno tre situazioni del genere. Manager che non sanno, o non osano farsi vedere?
Qualche numero. Parliamo
delle prime cinque squadre di cui sopra, quattro hanno una media battuta
compresa tra 313 e 318, incredibile! Solo Saronno è indietro a 274. Forlì e Saronno hanno 14 homer e Caronno 11. Ripeto, troppi. Il derby quindi sarà deciso dai fuoricampo? Perlomeno saranno soddisfatti gli spettatori, speriamo di più i nostri. |
|
|
|
|
|
|
|