Palla Mancata 

ANNO XXVI - NUMERO 10

6 GIUGNO 2026

Notiziario quasi serio su quello che riguarda, non riguarda o potrebbe riguardare il softball, e non solo, a Caronno Pertusella e dintorni

ORA CONTANO TUTTI I RISULTATI


CHI, COME, DOVE E PERCHÉ

SCARAMANZIA

Domenica scorsa con la Serie B eravamo a Seveso, dove abbiamo apprezzato il fatto che lo striscione della "Casa funeraria" era stato spostato dalla zona panchina della squadra ospite. Il buon augurio non è servito perché prima ancora di iniziare il riscaldamento pre-partita è arrivato un nubifragio di quelli che se devi fare 10 metri sotto l'acqua sei bagnato fino alle ossa.

Cogliamo l'occasione per parlare allora di scaramanzia, perché come tutti gli sport anche il nostro non fa eccezione. È naturalmente un fatto personale, ma ci sono soggetti che della scaramanzia hanno un culto assoluto, siano essi atleti, tecnici, dirigenti ... e pensiamo anche arbitri e classificatori.

Di queste due ultime categorie non abbiamo conoscenza diretta di fatti scaramantici, ma non si vede perché debbano fare eccezione, attendiamo qualche soffiata anonima.

Tra i coach (qui vale la regola aurea "dire il peccato, ma non il peccatore) ricordiamo quello che a inizio stagione (siamo a marzo, con le temperature lombarde di fine inverno) disse "Per scaramanzia terrò il giubbino per tutto il campionato". Ora, immaginatevi una trasferta a Palermo il 23 giugno e il nostro coach con il giubbino "siberiano" foderato che suda come fosse in una pentola a pressione, ma si guarda bene dall'infrangere la scaramantica promessa. Siamo nel 2001 e per la cronaca la Rhea ottiene la promozione in A1 (vedi Palla Mancata, anno I, N. 3, ore 20).

Tra le atlete ricordiamo quella che (useremo un giro di parole) scaramanticamente in partita non usava l'intimo tout court (non chiedete come facciamo a saperlo).

Vogliamo ricordare alcuni riti scaramantici che fanno parte della tradizione del softball?

- Mai calpestare le linee del foul entrando o uscendo dal diamante;

 - posizione in panchina e posizione degli attrezzi di gioco, abbiamo assistito a litigi violenti tra amiche perché una aveva spostato il guantino dell'altra in panchina,

- una lanciatrice è a un passo dal perfect game? Basta citarlo e il corridore in prima è sicuro (questo rito scaramantico è detto anche "gufata di Dox").

Per concludere, posto che la sfortuna non esiste - semmai esiste la casualità delle situazioni che obbediscono a regole statistiche - che dire di quelle battute violente in diamante che arrivano dritte nel guanto del difensore, e sarebbe bastato uno spostamento di qualche decina di centimetri per la valida che avrebbe cambiato il risultato della partita?


Personaggio della settimana: Sarah Edwards, 4 su 4 a Collecchio e media che ha raggiunto 380.


FERO, FERS, TULI, LATUM, FERRE

STIRARE UNA CAMICIA
di SINGOLO A

In una carriera durata più di venti anni (dal 1988 al 2009), John Smoltz ha giocato per due decenni con gli Atlanta Braves prima di chiudere con St. Louis e Boston, Il suo record è di 213 vittorie, 155 sconfitte e 154 salvezze, ha ottenuto 3084 strike out in 3473 inning con una media pgl di 3,33.

La sua carriera, otto volte All-Star, vincitore del Cy Young Award, campione delle World Series, è stata significativamente condizionata da infortuni al gomito e alla spalla, in particolare da un intervento chirurgico che gli è costato l'intera stagione 2000.

Fino a quell’anno è stato lanciatore partente, in seguito è stato rilievo e soprattutto closer. Nel 2015 è stato indotto nella Hall of Fame.

Certo, gli infortuni a spalla e gomito sono stati determinanti per lui, ma c’è stato un altro infortunio, non verificatosi a causa del gioco, che ha suscitato l’ilarità generale. Sembra che nei primi anni Novanta Smoltz si sia procurato una ustione al petto stirando una camicia. Mentre la indossava.

La storia è a dir poco assurda e sconcertante. Può darsi che molte persone abbiano immaginato, almeno per un attimo, di stirare una camicia senza togliersela: è una scorciatoia rapida e pigra che forse può sembrare innocua. Smoltz, a quanto pare, ha messo alla prova questa teoria e ne ha pagato le conseguenze. All’epoca, Smoltz avrebbe dichiarato a un giornale di Atlanta; "Non potevo crederci. L'ho fatto cinque o sei volte e non mi era mai successo". Quindi, non era alla sua prima esperienza con l'applicazione di un ferro da stiro sul corpo …

In seguito, Smoltz ha categoricamente negato che l'incidente sia mai accaduto. L'ha descritta come una leggenda metropolitana che si è diffusa proprio perché era troppo bella per essere verificata. L'assurdità della storia, il suo perfetto mix di umiliazione e plausibilità, ha contribuito a diffonderla sia nei media sportivi, sia nelle conversazioni da bar. Alcuni media presentano la storia come un fatto reale, altri la etichettano come una leggenda metropolitana non confermata.

Ma la storia del ferro da stiro, vera o falsa che sia, rimane un curioso aneddoto del mondo del baseball che continua a essere raccontato, anno dopo anno. In fin dei conti, la questione dell'incidente di Smoltz con il ferro da stiro non riguarda tanto se sia realmente accaduto, quanto piuttosto il perché continui a circolare. È una storia perfetta: assurda, memorabile e sufficientemente plausibile da continuare a far riflettere.

Che sia vera o inventata, è ormai entrata a far parte per sempre della storia del baseball.


TRA CURVE E PARABOLE

QUANDO LA FISICA SCENDE IN CAMPO - GLI ESTERNI
di SOAP

E siamo arrivati all’ultima tappa del nostro viaggio che ha attraversato i differenti ruoli e le forze in campo.

Nel softball, il ruolo degli esterni richiede una combinazione unica di velocità, capacità di lettura della traiettoria e precisione nei tiri. A differenza delle giocatrici nel diamante, che operano in spazi ridotti e con tempi di reazione estremamente brevi, gli esterni devono gestire grandi porzioni di campo, interpretare traiettorie e trasformare rapidamente il movimento in azioni difensive efficaci. In questo contesto, la fisica del moto e della percezione visiva diventa un elemento fondamentale della prestazione.

L’esterno deve essere in grado di leggere immediatamente la traiettoria della pallina appena uscita dalla battuta. La velocità iniziale della palla, l’angolo di lancio e gli effetti impressi dalla battitrice influenzano il percorso in aria, obbligando la giocatrice a prevederne il punto di arrivo in pochi istanti. Questa capacità di anticipazione riduce il tempo necessario per raggiungere la posizione corretta e permette di ottimizzare il percorso di corsa, limitando gli sprechi di energia e movimento.

Dal punto di vista biomeccanico, il lavoro degli esterni è caratterizzato da accelerazioni rapide e corse ad alta velocità su distanze medio-lunghe. La giocatrice deve trasformare rapidamente una posizione di attesa in uno sprint esplosivo, coordinando l’azione degli arti inferiori per generare forza propulsiva e mantenere stabilità durante i cambi di direzione.

L’equilibrio dinamico diventa essenziale soprattutto nelle prese in corsa, dove il controllo del corpo consente di intercettare la pallina senza perdere velocità o compromettere il successivo tiro in base. Consideriamo ad esempio una presa al volo o uno spettacolare tuffo: la giocatrice deve sincronizzare il proprio movimento con la traiettoria della palla, adattando continuamente velocità e direzione. La coordinazione occhio-mano e la capacità di valutare distanza, altezza e tempo di volo sono il risultato di un’elaborazione estremamente rapida delle informazioni visive e della percezione dello spazio.

Dopo la presa, entra in gioco un altro elemento fondamentale: il tiro verso le basi, tiri lunghi e potenti per limitare l’avanzamento tra le basi o ottenere l’agognato out. Il trasferimento della forza segue una catena cinetica che parte dal contatto con il terreno, prosegue attraverso la rotazione di anche e tronco e culmina nell’azione del braccio. Una corretta sequenza dei movimenti permette di massimizzare la velocità della pallina mantenendo elevata precisione nella traiettoria.

Anche la gestione dei rimbalzi rappresenta una sfida tecnica significativa. Quando la pallina tocca il terreno, la sua traiettoria può modificarsi in funzione della velocità, dell’angolo d’impatto e delle caratteristiche della superficie di gioco. L’esterno deve quindi adattare rapidamente la propria posizione per intercettare il rimbalzo nel modo più efficiente possibile, riducendo il tempo necessario per recuperare e rilanciare la palla.

In definitiva, negli esterni del softball la fisica si manifesta attraverso la gestione dello spazio, della velocità e delle traiettorie. Accelerazione, percezione visiva, equilibrio dinamico e trasferimento della quantità di moto guidano ogni azione difensiva. È un ruolo in cui il campo si amplia, le distanze aumentano e la capacità di prevedere e controllare il movimento diventa la chiave per trasformare una battuta pericolosa in un’eliminazione decisiva.


TRA SPEAKER E SCORER  (Dialoghi tra sordi)
di DOX

Speaker’s corner

Si chiama così l’angolo di Hyde Park in Londra dove chiunque, salito su una sedia o anche solo su una cassetta vuota della frutta può tenere discorsi sparandole grosse quanto vuole. Questo è anche il compito dello speaker di Caronno.

RISCOSSA WILSON

Alla seconda di ritorno finalmente la Wilson scavalca per tre volte la recinzione di Pianoro e si porta a quattro.

Di cosa stiamo parlando? Di fuoricampo e di marca di palle. Ora siamo a 102-4 per Teammate. Milkowsky per la seconda volta,e poi Stejskalova e Bruno ottengono un homer con palla Wilson.

Purtroppo sabato le avremo sul nostro campo, Castelfranco ha due ceche come interni e la batteria USA, il catcher Milkowsky ha già ottenuto 7 homer, e il vantaggio che Caronno aveva in pedana (3,53 contro 5,05) è stato colmato dall’arrivo della lanciatrice Bruno Olivia Rose (PGL 2).

Per la corsa ai play-off sono quattro squadre in due partite, ma Castelfranco è solo due indietro. Necessario vincerle entrambe per restare in corsa.

Grave la sconfitta a Collecchio, possibile non segnare punti all’ultima in classifica?
Possibile, se tre volte hai due corridori in base con un out, e i battitori seguenti non mettono la palla a terra, ma battono sei palle al volo. E in pedana non c’era la Ueno.

Brava ancora Irene che le sue valide le porta sempre a casa, e mantiene una media da sogno.

Sempre tragiche le presenze degli spettatori, davvero bisogna fare qualcosa per migliorare. Non è possibile che uno sport non abbia tifosi in gare della massima categoria. Se non hai gente intorno non avrai neanche bambine che iniziano a giocare, in un circolo vizioso.

Nelle giovanili incontri squadre che si presentano senza numeri sufficienti, o formate dai resti di tre società accorpate. L’ultima la settimana scorsa è venuta a Caronno con tre (3) atlete e cinque maschi, di cui uno alto 1,75 che ha ottenuto TUTTI gli out della partita under 13 esordienti.

Probabilmente gli alti dirigenti federali non conoscono queste situazioni, e si illudono di risolvere i problemi con velleitari pseudo-programmi scolastici o con il baseball five.

Ma perchè me la prendo? Tanto è inutile ripetere argomenti pubblicati sul Palla Mancata del 1826. Probabilmente per motivi anagrafici riuscirò a lasciare la nave prima del definitivo naufragio.