Palla Mancata 

ANNO XXVI - NUMERO 8

23 MAGGIO 2026

Notiziario quasi serio su quello che riguarda, non riguarda o potrebbe riguardare il softball, e non solo, a Caronno Pertusella e dintorni

FINE GIRONE DI ANDATA


CHI, COME, DOVE E PERCHÉ

STATISTICHE - TERZA PARTE

Qualche tempo fa ho fatto un esperimento. Se nel calcio si fosse restati ad assegnare due punti alla vittoria, qualche scudetto sarebbe stato assegnato diversamente?

Dall'introduzione dei 3 punti a vittoria nella stagione 1994/1995, il cambio di regolamento ha ribaltato l'esito del campionato in un solo caso specifico, portando a un potenziale spareggio in un altro. Nel 2002 la Juventus non avrebbe vinto, ma sarebbe arrivata pari alla Roma, e nel 2020 l'Inter avrebbe vinto al posto della Juventus.

Per le retrocessioni la cosa cambia, ma per quanto riguarda lo scudetto si può quindi affermare che di regola è stata di fatto ininfluente, o quasi.

Per il nostro sport a un certo punto si è sentita la necessità di introdurre nuove statistiche per la battuta, oltre alla media (AVG), la più semplice e che tutti capiscono.

OBP (On-Base Percentage): ne è l'estensione, tra gli arrivi include anche le basi per ball e i colpiti, calcola quante volte il battitore riesce effettivamente a non farsi eliminare arrivando in base. Anche prendere una base ball è un'arte (arbitro permettendo, vedi articolo di Dox).

OPS (On-base Plus Slugging): si calcola sommando direttamente due altre metriche, la percentuale di arrivo in base (OBP) e la media bombardieri (SLG). È una statistica che valutare la produttività globale di un battitore.

E allora osserviamo come variano le differenti classifiche, applicando le tre metriche considerate: AVG (la media aritmetica), OPB e OPS.

Abbiamo considerato la stagione 2025, regular season completa, e le 36 atlete che hanno raggiunto i minimi (2,1 presenze per il numero di partite) e una media battuta di almeno 300.

Le sorprese non mancano.

Se dovessimo proclamare il miglior battitore della stagione, scegliendo AVG prevarrebbe Nolan, mentre con OPB e OPS sarebbe Jackson la migliore, sempre con Nolan seconda. Fin qui niente di strano le due atlete sono comunque vicine nelle statistiche.

Una sorpresa viene con Lozada, 14a con AVG sale al terzo posto con OPB, grazie alle basi ball (intenzionali). E qui ci chiediamo, se ottenere una base ball, come si diceva, a volte è un'arte per la base intenzionale non è più così, più che il merito qui gioca un ruolo importante la reputazione.

Altra differenza con Peterson, solo 23a in AVG e 7a con OPB.

Non ci sarebbero dubbi nel decretare il miglior battitore italiano, Elisa Cecchetti è 4a in tutte e tre le classifiche.

Difficile trarre delle conclusioni decisive, ce n'è un po' per tutti i gusti e ognuno scelga la statistica che lo convince di più. Provate a fare confronti, qui c'è il foglio di calcolo con tutti i dati.

E se vi viene qualche idea fatecelo sapere.


Personaggi della settimana: Irene Viola, ancora lei, miglior battitore caronnese con 452.


FERO, FERS, TULI, LATUM, FERRE

B & B
di SINGOLO A

No, non si tratta di Bed & Breakfast, anche se a questa tarda ora il richiamo del letto è sempre più pressante e l’idea di una lauta colazione l’indomani è molto allettante.

Qui B&B sta per Baseball e Birra.

Ci sono coppie che sembrano nate per stare insieme: pioggia e ombrello, hot dog e senape, baseball e birra. Agli albori del baseball, lo sport e il business della birra erano già accoppiati. I birrifici possedevano squadre, finanziavano gli stadi e usavano la partita per vendere il loro prodotto. Questo rapporto ha plasmato la crescita del baseball: era teatro di comunità, esperimento commerciale e campagna di marketing, tutto in uno.

I birrifici possedevano squadre perché vedevano il pubblico del baseball come un flusso costante di avventori assetati. Gli stadi diventavano estensioni dei birrifici all'aperto e all’epoca sponsorizzare una squadra era la forma di pubblicità per eccellenza. Inoltre, i birrifici a volte reclutavano giocatori tra i propri dipendenti o offrivano posti di lavoro per attirare atleti da altre realtà, creando una sovrapposizione tra rapporti di lavoro e costruzione della squadra.

I proprietari che vendevano birra durante le partite avevano incentivi che andavano oltre le vittorie e le sconfitte: gli incassi al botteghino e le vendite di birra erano importanti e le squadre venivano gestite con una mentalità orientata al marketing: vincere era importante, ma lo era anche vendere la birra.

Il proibizionismo (anni '20) inferse un colpo decisivo all'influenza dei birrifici in molte aree, ma l'era dei birrifici-proprietari ha lasciato un segno indelebile: i nomi delle squadre, i punti di ristoro negli stadi e l'idea che una partita di baseball sia anche una festa con cibo e bevande. I birrifici-proprietari avevano capito qualcosa di fondamentale: il baseball non è solo competizione, è spettacolo.

Sembra anche che la birra possa influenzare il gioco, seppur involontariamente. A un certo punto alcuni manager si accorsero che una pausa birra ben programmata per il pubblico poteva trasformare un giocatore imbronciato in uno motivato. Il "seventh-inning stretch" nacque come una scusa educata per permettere a tutti di alzarsi, sgranchirsi le gambe e mettersi in fila per un altro rifornimento.

Ci sono molte verità nella vita: la forza di gravità esiste, le tasse sono inevitabili, e il baseball è più bello con la birra. Forse il segreto è che baseball e birra condividono lo stesso ritmo: non hanno fretta e lasciano spazio al racconto.


TRA CURVE E PARABOLE

QUANDO LA FISICA SCENDE IN CAMPO - IL TERZA BASE
di SOAP

Nel softball, ogni ruolo dell’infield richiede competenze tecniche specifiche, ma la terza base rappresenta una delle interpretazioni più estreme tra rapidità di reazione, potenza del braccio e capacità di gestione dello spazio ridotto. Questa giocatrice affronta battute estremamente veloci e ravvicinate, spesso con tempi di risposta minimi, dove la fisica del movimento diventa decisiva.

La terza base deve essere pronta a reagire istantaneamente anche a linee molto potenti. I suoi movimenti sono esplosivi e brevi: partire da una posizione di attesa stabile, abbassare rapidamente il baricentro e intercettare la pallina richiede una gestione precisa dell’equilibrio dinamico. In questo ruolo, la capacità di assorbire l’energia della palla con il guanto è fondamentale per ridurre il tempo di transizione tra presa e tiro, trasformando l’urto in un movimento controllato e direzionale.

Dal punto di vista biomeccanico, la terza base è una combinazione di reattività e forza. Spesso deve effettuare tiri lunghi e precisi verso la prima base, anche da posizioni scomode dopo una presa difficile. Il trasferimento della forza parte dal terreno: la spinta degli arti inferiori, la rotazione del bacino e del tronco e la successiva estensione del braccio permettono di generare velocità e precisione nella traiettoria della palla. Anche in condizioni di equilibrio precario, come dopo una palla deviata o una presa in allungo, il controllo del corpo è essenziale per mantenere efficacia nel gesto tecnico.

Un aspetto distintivo della terza base è la gestione delle palle corte e dei bunt. In queste situazioni entra in gioco la capacità di accelerazione su brevi distanze: la giocatrice deve “attaccare” la palla, riducendo il tempo e lo spazio di intervento dell’attacco avversario. Questo richiede accelerazioni rapide, cambi di direzione immediati e una lettura anticipata della traiettoria, dove anche pochi centimetri possono determinare il successo dell’azione difensiva.

La lettura del gioco è altrettanto cruciale. La terza base deve interpretare rapidamente le intenzioni della battitrice, distinguendo tra swing potente, tocco o contatto debole. La sua posizione la rende spesso responsabile di decisioni istantanee: coprire la base, avanzare sulla palla o prepararsi al tiro. In questo senso, unisce visione tattica e capacità di reazione fisica in un unico flusso continuo.

Anche nelle situazioni di doppia eliminazione, la terza base gioca un ruolo chiave: deve ricevere e rilanciare con estrema rapidità, spesso sotto pressione e con margini di errore minimi. Qui la precisione del gesto è il risultato diretto di un equilibrio tra forza, coordinazione e controllo del movimento.

In definitiva, nella terza base del softball la fisica è sempre in primo piano. Reazione, accelerazione, trasferimento della quantità di moto ed equilibrio dinamico guidano ogni azione. È un ruolo dove lo spazio è ridotto ma l’intensità è massima, e dove ogni gesto deve trasformare energia e velocità in efficacia difensiva immediata.


TRA SPEAKER E SCORER  (Dialoghi tra sordi)
di DOX

Speaker’s corner

Si chiama così l’angolo di Hyde Park in Londra dove chiunque, salito su una sedia o anche solo su una cassetta vuota della frutta può tenere discorsi sparandole grosse quanto vuole. Questo è anche il compito dello speaker di Caronno.

FILO ESTERNO

L’ultimo articolo si chiudeva con una domanda. Il derby sarà deciso dai fuoricampo? Risposta, sì.

Tre homer di Saronno rompono l’equilibrio di due gare intense, Caronno resta a zero e perde due importanti occasioni.

Il mio idolo Kortokrax la butta fuori tre volte (asfaltando un irriconoscibile Pianoro che sabato rischia contro un potente Saronno) e nelle due partite si vedono 39 valide. Ma quando mai? Battitori impazziti o lanciatori inesistenti? Diciamo che in generale vale la seconda ipotesi, finché compri straniere non puoi crescere buoni pitcher, vedi nazionale messa malissimo.

Intanto con i fuoricampo siamo arrivati a 81, semplicemente allucinante.
Sarà meglio in futuro usare palle di più di 200 grammi (Mizuno?) , almeno qualcuna resta dentro.

Un titolo scorso era “Irene in nazionale”. Sabato ha fatto due valide a Toniolo e altre due ad Avery.
È la terza battitrice italiana, e non su poche gare, ma a metà campionato (vedi riflessioni dell’Editor sulle medie). Se non in nazionale maggiore (piena di oriunde) almeno nella Under 22, visto che ha solo 21 anni, una chiamata sarebbe doverosa. Altrimenti scorer e classifiche cosa ci stanno a fare?
(*)

E veniamo finalmente al titolo. Alcune premesse. Come speaker/scorer ho assistito a quasi un migliaio di partite da una posizione privilegiata, esattamente dietro casa base.
A Caronno sono seduto esattamente sul filo esterno del piatto, e con i battitori destri vedo perfettamente la palla da quando esce dalla mano, quando passa sul piatto e quando finisce nel guanto del catcher, senza alcun ostacolo. Aggiungiamo che nei secoli ho arbitrato un centinaio di partite,e non solo giovanili, ma anche gare con lanciatrici di qualità in pedana, Moretto una per tutte.

Oggi il settanta per cento dei lanci in A1 sono dritte esterne, pochi centimetri dentro o fuori. È fondamentale che gli arbitri chiamino bene questo tipo di lancio. Il punto cruciale su cui riflettere è la continuità.

Qualche arbitro ha una zona di strike un po' più alta, altri un po' più larga, ma chiama sempre allo stesso modo. Siamo un piccolo mondo, ci conosciamo tutti, lanciatori e battitori si adeguano, tutto funziona bene. Il guaio è quando arriva qualche arbitro che chiama lo stesso lancio una volta sì e una no. E non una volta sola, ma a caso per tutta la partita. I catcher si voltano a chiedere spiegazioni, i lanciatori allargano le braccia, i battitori protestano. E non parlo di un paio di centimetri. Visti lanci esterni di una palla intera chiamati in modo diverso. Poi costringi il battitore a girare tutto quello che passa, con strike-out decisivi per partite chiave e un numero sproporzionato di out dell’esterno destro in foul.

Purtroppo come è sceso il livello delle lanciatrici, anche con gli arbitri sono finiti i tempi in cui arbitravamo finali mondiali e olimpiche. Ci vorrebbe qualche allenamento congiunto arbitro-lanciatore per abituarsi a queste situazioni.

E chiudo sottolineando che non importa se un arbitro vede una palla che è dentro o fuori. L’importante che la veda uguale per tutta la partita.

(*) Le convocazioni non sono materia per gli scorer, ma per i selezionatori (allenatori).